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Cento anni dalla istituzione della Provincia di Viterbo
Il Governo fascista con Regio Decreto n° 1 del 2 gennaio 1927 costituiva altre 17 province che si aggiungevano alle 58 già esistenti. Fino ad allora la città di Viterbo era capoluogo di San Pietro in Tuscia e sovraintendeva a molte funzioni che poi sarebbero passate alla nuova Amministrazione. Nello stesso anno, il 31 marzo, un altro Regio Decreto aggiungeva alla neo-provincia il Comune di Monteromano. I Comuni di Tarquinia, Montalto di Castro, Monterosi, Nepi, Oriolo Romano, furono aggregati successivamente con la legge 2735 del 2 dicembre 2028. Faceva parte del territorio viterbese anche il Comune di Sant’Oreste, poi nel 1941 venne riassegnato alla provincia romana. Appena istituite le nuove province il sistema elettivo fu sostituito con organi di nomina governativa. Il ritorno alla ricostituzione elettiva della rappresentanza dell’Ente avvenne solamente nel 1951. Quel primo Consiglio provinciale espresse una Giunta presieduta da Leto Morvidi. Tutto questo per avviare una riflessione su quante cose sono successe in cento anni di storia amministrativa che preludono ai preparativi per festeggiare il centenario. Il giudizio della popolazione su questa istituzione sarebbe l’elemento più interessante da analizzare. Purtroppo i Partiti sono attenti alle questioni meramente elettorali, anche se la bassa affluenza è diventata una vera emergenza democratica. Il dato delle suppletive in Calabria del 27/28 settembre (28,54%) è a dir poco allarmante. Per tornare alla Provincia di Viterbo, il gradimento della popolazione, oltre 307.000 abitanti, si potrà dedurre solamente dalla percezione dei servizi erogati sul territorio. Gli abitanti della parte più a nord, quella per intenderci sopra il lago di Bolsena, hanno poco da rallegrarsi. La manutenzione stradale è fatta di interventi sporadici e inefficaci. La Strada Torretta (parecchio transitata), quella per Trevinano, la Procenese, ma anche la Castrense o anche la stessa SS Cassia (di competenza extra-provinciale) vengono rappezzate da anni, senza mai interventi complessivi che riguardano: segnalazioni, assetto stradale, banchine, ecc. La fascia azzurra della provincia viene mostrata alle feste patronali, agli eventi gastronomici, quando sarebbe lecito aspettarsi qualche inaugurazione di scuole, impianti sportivi, opere di ampliamento e ammodernamento viario per prevenire incidenti e rendere agevoli i collegamenti. In provincia, come Ente sovraccomunale, si dovrebbe discutere anche di sviluppo, elaborare piattaforme territoriali da presentare alla Regione e al Governo. La scarsa attenzione della Provincia per l’Alta Tuscia ci fa rimpiangere il “motu proprio” emanato nel 1816 da Pio VII che assegnava ad Acquapendente e al territorio circostante la gestione di alcune attività importanti. La poca attenzione alla zona nord potrebbe far nascere nella popolazione il desiderio di un diverso assetto dei confini provinciali e regionali. Le province confinanti hanno popolazioni minori (214 mila circa Grosseto e Terni, Siena 259.000) e forse ci sarebbe una maggiore attenzione per un’area di confine. In un secolo gli assetti istituzionali sono già stati modificati, intanto, per ora, non c’è nulla da festeggiare.
9 ottobre 1926
