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La sanità pubblica nell’Alta Tuscia sta bene?
Chiunque abbia dovuto accedere a un qualche servizio della sanità pubblica ha potuto constatare quante e quali difficoltà esistano nel nostro territorio. Ci è capitato, parlando con le persone, di finire più volte a discorrere di medico di base, di guardia medica (che ora, beffardamente, si chiama “Servizio di continuità assistenziale”), di pronto soccorso e di ospedale. I commenti sono unanimemente e, per usare qualche eufemismo, tragici e arrabbiati.
Ma allora vediamo se i dati ci aiutano a capire il perché di tanto disagio.
Il PNRR ha distribuito per la sanità pubblica nel nostro territorio oltre 44 milioni di euro, con i quali la ASL ha attivato 6 “Case di comunità” (Bagnoregio, Bolsena, Soriano nel Cimino, Ronciglione, Montefiascone e Tarquinia) e 2 “Ospedali di comunità” (Ronciglione e Montefiascone).
Non entriamo, per il momento, nella problematica annosa della costruzione di un nuovo ospedale ad Acquapendente e occupiamoci invece del disastro provocato dallo spostamento della guardia medica (già di per sé insufficiente) nel periodo estivo dal presidio aquesiano a quello di Bolsena. In pratica si è completamente lasciato sguarnito l’intero territorio settentrionale della provincia che già era fortemente penalizzato.
Ci saremmo aspettati una mobilitazione più che forte da parte delle istituzioni (comuni, associazioni…) e anche della popolazione che evidentemente si sente poco tutelata e forse, purtroppo, ormai si affida più al santo patrono (o magari a un amico medico o infermiere) che ai propri rappresentanti.
Consideriamo che la maggior parte degli abitanti della zona è di età avanzata, con punte del 36% di ultra sessantacinquenni in comuni come Proceno e Onano. Ma anche Acquapendente è praticamente al 30%. A questi vanno aggiunti i “fragili” per patologie invalidanti. Tutta la popolazione ha bisogno di essere tutelata in fatto di sanità, a maggior ragione ne hanno bisogno i più deboli.
Ma qui, per ora, ci limitiamo a una sola, triste considerazione: 44 milioni di euro anziché migliorare e rafforzare la presenza di presìdi di salute su un territorio che ne aveva disperatamente bisogno, ha peggiorato la situazione.
26 settembre 2026
Sport nel tempo libero e sport agonistico
Il prossimo 4 ottobre iniziano i campionati di calcio per le serie minori a cui sono iscritte le squadre dell’altaTuscia. Gli altri gironi sono già avviati, dalla Serie A fino alle Promozioni regionali, le migliori del territorio saranno protagoniste soltanto a partire dalla Prima categoria girone A del Lazio e sono la Polisportiva Farnese che era già presente nell’edizione 2025/26 e la Vigor di Acquapendente neopromossa insieme alla Polisportiva Gradoli. Le altre compagini che rappresentano alcuni dei Comuni del territorio nord del viterbese parteciperanno alla seconda e alla terza categoria. I giovani calciatori con ambizioni professionistiche dovranno cercare altre squadre più blasonate se vorranno dare sfogo alla loro voglia di emergere. Ma quali sono i costi che devono affrontare le Società di calcio. Dipende senz’altro da alcune variabili che incidono sul budget complessivo. Una delle voci che si potrebbe abbattere è quella dell’uso del campo sportivo, utilizzato per gli allenamenti e le partite del sabato o della domenica disputate in casa. Qualche amministrazione comunale concede gratuitamente l’uso dell’impianto. Per le trasferte, le spese di iscrizione, quelle di lavanderia, lo staff tecnico, i rimborsi ai giocatori e i materiali è più difficile razionalizzare le uscite. Una squadra di Prima categoria spenderà mediamente dai 18.000 a 25.000 euro, una di seconda 10.000/15.000, mentre una di terza ce la può fare con 7.000/8.000 euro. Sono cifre difficili da reperire nei piccoli Comuni, senza uno sponsor importante. A volte qualche azienda decide di investire risorse sperando di avere un ritorno pubblicitario o benefici nella comunità, come nel caso della STOSACUCINE che ha portato la Pianese a competere nel Campionato di Serie C. Qualche problema per chi vuole praticare altre attività sportive. L’unica piscina coperta, quella di Grotte di Castro è ancora chiusa a causa di lavori di manutenzione e il Circolo del Tennis aquesiano, storico impianto dove si sono visti giocatori importanti (per ultimi i quotatissimi Cobolli e Darderi) non ha ancora aperto le iscrizioni per i corsi annuali. La criticità maggiore è comunque dovuta al peso finanziario che devono sopportare le famiglie per iscriverei ragazzi e le ragazze alle varie specialità sportive. In mancanza di un Associazionismo no profit e di un diverso protagonismo istituzionale (Scuola, Ente Locale) continuerà questa disparità di diritti. Nella realtà di oggi, le Società si rifanno interamente sull’utenza ed iscrivere un adolescente a una qualsiasi attività significa spendere 80/100 euro al mese, se sono due la spesa si raddoppia. A dispetto dell’ultimo comma articolo 33 della Costituzione: “…La Repubblica riconosce il valore educativo, il valore sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.
20 settembre 2026
PNRR un’opportunità colta o un’occasione mancata?
Il PNRR ha rovesciato sull’Italia una quantità di denaro di cui facciamo fatica a visualizzare l’ammontare: complessivamente 194,4 miliardi di euro, di cui è arrivato già ll’85% pari a circa 166 miliardi. Un’ultima rata di circa 28 miliardi è attesa entro settembre. Tralasciamo qui di parlare di eventuali errori nella rendicontazione o di deviazioni rispetto ai progetti approvati perché andrebbe restituita buona parte del denaro arrivato (e già speso) e soffermiamoci invece su quanto una tale quantità di denaro abbia “rivoluzionato” in meglio la qualità della vita della Tuscia, e in particolare dell’Alta Tuscia viterbese. Cominciamo dal Comune di Acquapendente che ha ricevuto 20 milioni di euro per il cosiddetto “Trevinano Ri-Wind” (Linea A del Bando Borghi); Ci sono poi Valentano (6,5 milioni); Proceno e S. Lorenzo Nuovo (circa 1,6 milioni ciascuno) (Linea B del Bando Borghi). Viterbo città aveva messo in atto una progettazione di oltre 60 milioni di euro, non abbiamo notizie precise riguardo a quanto effettivamente sia arrivato, si stima comunque una cifra introno ai 36 milioni. Naturalmente è presto per fare valutazioni complessive e circostanziate, al momento possiamo solo basarci sulle impressioni “a vista” passeggiando per Trevinano, Proceno, S. Lorenzo e Viterbo stessa. E l’impressione è che con i soldi sia arrivato lavoro per tanta gente (soprattutto progettisti, imprese edili e non solo, burocrati a vari livelli, artisti) ma che l’impatto finale sul territorio sia stato piuttosto modesto (fatte le debite eccezioni) ed effimero. Ci riserviamo un’analisi più specifica ed approfondita non appena avremo a disposizione i dati definitivi. Intanto possiamo senz’altro anticipare che le condizioni di vita non sono cambiate, la promessa rigenerazione in larga parte non c’è stata e che il PNRR sia nato con un peccato originale: la non comprensione delle necessità del territorio e, soprattutto, della gente che lo vive.
(Fonti: Rainews; Il Messaggero; siti istituzionali della prefettura di Viterbo e Italia Domani della Presidenza del Consiglio dei Ministri).
La Colonia
Ogni volta che vado verso il molo di Bolsena non posso fare a meno di soffermarmi a guardare il vecchio edificio ormai dismesso della vecchia Colonia, decadente e malinconico. Me la ricordo quando ancora era usata come “location” per pranzi di matrimonio, col suo bel parco dove gli sposi andavano a fare le foto di rito oltre quelle sul lungolago… Che tristezza! L’ex Colonia “Luigi Concetti”, fu fatta costruire dalla Provincia di Viterbo nel 1934 come colonia permanente, dove venivano accolti bambini predisposti alla tubercolosi. Nel corso degli anni, la struttura fu usata per scopi più genericamente assistenziali e negli anni settanta iniziò una lunga fase di contenziosi e abbandono. Il complesso è stato venduto a privati nel 2019 e oggi l’edificio è come lo vediamo. Per quello che riguarda il parco, la sua storia poco conosciuta fu portata all’attenzione del pubblico pochi anni fa: alla fine degli anni Trenta fu progettato da Pietro Porcinai, importante architetto di giardini, e questo fu tra i suoi primi progetti. Anche il parco è caduto in totale abbandono, senza manutenzione per anni, finché nel 2023 sono stati abbattuti gli alberi e le piante superstiti.
Elena Ronca, Guida turistica & ambientale
28/8/2026
Un territorio senza strategia
I parametri sociali ed economici ci consegnano un’Alta Tuscia laziale fortemente in difficoltà. Se la Provincia di Viterbo è nettamente indietro nelle graduatorie nazionali, va ancora peggio per il territorio dell’ex Comunità Montana e dei Comuni a nord del lago di Bolsena. L’ultima rilevazione del reddito pro-capite colloca negli ultimi dieci posti i Comuni di Onano (14408), Gradoli (15219), Latera (15230) e Proceno (15621) a fronte di una media provinciale di euro 19.521. Gli stessi Comuni di Acquapendente (17633) e Bolsena (16357) che dovrebbero fare da traino nell’economia locale, sono fortemente indietro agli stessi Enti Locali extra regionali come Allerona (20782) Castel Giorgio (20147) ed a quelli dell’Amiata (circa 28000).
La stessa età media della provincia viterbese (48,83) in rapporto ai Comuni del territorio che di circa 52 anni, ci consegnano un quadro preoccupante della geografia locale. La totale mancanza d’iniziativa rappresenta il pericolo maggiore verso un declino irreversibile.
La strada alternativa è quella di una forte collaborazione, una sinergia tra tutti i soggetti economici, istituzionali associativi, per costruire un progetto di rilancio e fare emergere le potenzialità della zona. A partire dalle Storia millenaria, al nuovo protagonismo della via Francigena, punti di forza che affondano in un sistema infrastrutturale e di servizi del tutto inadeguato. I Comuni dovrebbero confrontarsi, lavorare insieme su obiettivi condivisi, lasciando da parte le logiche partitiche. Prendere atto che singolarmente sono ininfluenti, mentre potrebbero incidere avviando un confronto con fini progettuali, sui servizi sanitari, trasporti, offerta formativa, scuola, sostenibilità economica. Ricercare ovviamente le concause che sono alla base dello spopolamento e del disagio sociale. Un “manifesto di sviluppo” che avrà bisogno del contributo anche del sistema associativo presente a livello locale. Noi stessi ci faremo promotori, cercheremo di stimolare le energie presenti nel territorio. Il Blog è disponibile a dare voce a chi vorrà contribuire ad alimentare il confronto.
20/8/2026
Arte e cultura
Federico Zeri, il più importate storico dell’arte e critico del secolo scorso, riteneva che l’arte contemporanea fosse
“un colossale fenomeno di mercificazione e speculazione commerciale, eterodiretto da interessi di mercato e di
potere critico anziché dai reali valori estetici o sociali”. Pensava inoltre che l’arte contemporanea fosse scollegata
dai reali interessi figurativi della società.
Partiamo dal pensiero di Zeri per analizzare cosa sta accadendo in diversi comuni dell’Alta Tuscia, dove ultimamente
sono sorte installazioni artistiche di vario genere.
Mettiamo da parte le considerazioni di carattere commerciale, anche se sarebbe interessante fare un po’ di conti,
ma cerchiamo di capire, in alternativa, quale sia il filo culturale che unisce le varie installazioni e i vari comuni.
Francamente fatichiamo molto a trovare una chiave di lettura unitaria, non solo tra le installazioni tra i vari comuni,
ma perfino quelle all’interno di uno stesso comune. Altro punto critico: il valore delle opere, e non tanto il valore commerciale,
quanto quello intrinseco, artistico. Infine il valore sociale: le opere hanno una funzione che aiuti un’autocoscienza
identitaria dei posti, hanno un radicamento nella cultura locale, hanno un valore estetico? Tutte domande che sottoponiamo
a chi legge per stimolare una riflessione e, perché no?, una discussione, consapevoli di quanto sia difficile, soprattutto
per la contemporaneità, stabilire cosa sia un’opera d’arte. Un primo e fondamentale criterio di giudizio, potrebbe
basarsi sull’impatto emotivo che genera in ognuno di noi… purtroppo criteri più oggettivi non ci vengono in mente.
12/8/2026
Per dare un giudizio sulla situazione dell’alto viterbese confrontiamo i dati della popolazione
nei Comuni dell’ex Comunità Montana Alta Tuscia laziale con l’aggiunta di Bolsena. Nel 2001 i
residenti erano 22.181, mentre quelli attuali sono 19.506. Una perdita di oltre i 12% in un quarto di
secolo e risulta ancora più allarmante se si analizzano i numeri del decennio precedente. Una
condizione che non può essere archiviata con il pretesto della crisi strutturale di quasi tutte le “aree
interne”.Se andiamo ad analizzare le fasce d’età degli abitanti e consideriamo la massiccia presenza di
stranieri (dal 9% al 15%) con uno scarso radicamento nel territorio, ci rendiamo conto che il trend
negativo potrebbe continuare anche negli anni futuri.
Qual è la progettualità degli Enti Locali? La qualità dei servizi agli utenti è nella norma? A
questa seconda domanda dovremmo cominciare a rispondere affrontando temi specifici: Sanità,
Scuola, Arte, Cultura, Lavoro, Turismo. Su quest’ultima voce, l’andamento non sembra confortante,
secondo le Piattaforme di prenotazione, ad Acquapendente ci sarebbe stato un calo di presenze di
un quinto sul 2025. Tutti temi su cui avviare una riflessione insieme a tutti Voi.
La Viabilità è senz’altro una specificità importante, troppo spesso sottovalutata, che
rappresenta un vero problema. Le strade non sono in sicurezza, l’asfalto è deteriorato, mancano
piste ciclabili, pedonali, in un territorio dove transitano tanti pellegrini. La via Francigena per loro,
ma anche la strada che porta a Roma per i residenti dell’area. A parte lo stato disastrato di molte
strade locali, c’è forse un problema più strutturale nei collegamenti. Anche qui basta guardare i
numeri:
Arezzo-Roma SAXA Rubra/ due ore circa Km 211
Siena-Roma SAXA Rubra/ due ore e 15 minuti Km 224
Acquapendente-Roma SAXA Rubra/ due ore e 12 minuti (percorrendo la Cassia) Km 122
L’indice di mortalità sulle strade nella provincia di Viterbo (numero medio di decessi ogni 100
incidenti) è molto più elevato (4.0) rispetto al dato medio nazionale (1,9). Anche l’indice di lesività
(numero medio di feriti) nella Provincia di Viterbo (155,6) è superiore alla media nazionale (143,2). I
dati utilizzati Fonte Regione Lazio aggiornati al decennio precedente danno comunque l’idea della
portata del problema.
11/07/2026
